piatto ceramica artigianale

Vi è mai capitato, parlando di ceramica, che ad un certo punto vi siete ritrovati a cercare di descrivere un oggetto e a non sapere se fosse appropriato parlare di ceramica, argilla, porcellana, terracotta e via discorrendo? Tranquilli, è capitato tante volte anche a me prima di iniziare a fare questo splendido mestiere ed è per questo che oggi vorrei cercare di fare un po’ di chiarezza al riguardo.

Non vi preoccupate, non ho intenzione di proporvi un saggio sulla chimica della ceramica (per quello potete fare una semplice ricerca su Google e troverete di tutto!). Vorrei invece lasciarvi un contenuto semplice ed intuitivo, tecnico al punto giusto, che vi possa permettere di fare chiarezza sulle principali differenze tra questi termini e aiutarvi ad evitare, così, di sentirvi persi e confusi la prossima volta che vi ritroverete a parlare di ceramica.

PARTIAMO DALLE BASi: ARGILLA, CRETA E CERAMICA. sono la stessa cosa?

No, ma le differenze sono davvero facili da capire.

La ceramica (dal greco kéramos) indica una famiglia vastissima di materiali inorganici (non metallici) che possono essere modellati e che hanno la capacità di diventare solidi e di mantenere tale modellazione successivamente ad un periodo di essiccazione e uno o più processi di cottura (dopo la cottura, cioè, non è più possibile modellare e quindi modificare la forma di tali oggetti). Il grès, la porcellana, la terracotta sono alcuni dei materiali inorganici che hanno queste caratteristiche e che quindi ricadono dentro la famiglia della ceramica. In altre parole, un piatto di terracotta è contemporaneamente anche un piatto di ceramica. Così come un servito da tè di porcellana è contemporaneamente un servito di ceramica. Lo stesso vale per una tazza in grès che è anch’essa contemporaneamente una tazza di ceramica. Dire che un piatto di terracotta è di ceramica è come dire che un passerotto è un volatile. Tutto chiaro fin qui? Bene, allora procediamo…

L’argilla (o anche creta, i termini si possono usare intercambiabilmente) è il nome con cui ci riferiamo al materiale di cui sono fatti i composti suddetti (grès, terracotta, terraglia, etc…) allo stato plastico quando, cioè, questi materiali sono ancora modellabili grazie alla presenza al loro interno di acqua (prima quindi di qualsiasi processo di cottura).

Quindi, quando parliamo di un oggetto finito, già cotto e smaltato, non è opportuno definirlo “di argilla” perché in tal senso implicheremmo che è ancora allo stato “crudo”. Cioè, non si dovrebbe dire “questa tazza è una tazza di argilla”. Bensì, questa tazza è una tazza di ceramica, realizzata in grès, per esempio.

Andiamo avanti? Benissimo!

Adesso parliamo invece brevemente di…

come scegliere tra i vari tipi di argilla disponibili

Per noi ceramisti è importante comprendere le caratteristiche di ogni tipo di argilla ai fini di poter valutare quale sia quella più adatta alle nostre esigenze. Se ci pensate bene la scelta della terra per noi è un po’ come la scelta della tela per un pittore. Il suo colore, la grana, il modo in cui interagisce con la pittura sono tutti fattori che incidono sul risultato finale. Allo stesso modo un tipo di argilla bianca sarà diversa rispetto ad una rossa, così come una liscia sarà diversa rispetto ad una più “ruvida” (passatemi il termine grossolano ma è per farvi capire l’idea generale…).

Oltre alle valutazioni di tipo estetico, però, noi ceramisti dobbiamo considerare anche molti altri fattori nella scelta del tipo di terra più adatto alle nostre esigenze, tra cui la temperatura di cottura, la composizione chimica, la plasticità, il punto di greificazione, la sua interazione con gli smalti….

Insomma tutta una serie di valutazioni che richiederebbero un’analisi piuttosto dettagliata e che non è questa la sede in cui portare avanti, ma se vi interessa sarò ben felice di farlo in un altro articolo.

In questa ultima parte dell’articolo voglio invece lasciarvi degli strumenti che possano aiutarvi a comprendere meglio i significati della terminologia che usiamo quando descriviamo un oggetto di ceramica e magari che possano anche aiutarvi a compiere una scelta più consapevole e informata quando siete in procinto di acquistarne uno.

  • TERRACOTTA e TERRAGLIA

La terracotta (generalmente rossa) e la terraglia (generalmente bianca) sono caratterizzate da una temperatura di cottura piuttosto bassa (in genere tra i 950°C e i 1010°C) e in Italia sono comunemente usate per realizzare oggetti di ceramica decorati a maiolica (le ceramiche di Deruta, Faenza, Vietri…). Esistono in diversi colori in base alla loro composizione ma sono per lo più comunemente usate nelle varianti rossa e bianca.  

La loro superficie rimane piuttosto porosa e delicata anche dopo la cottura e per questa ragione gli oggetti in terracotta e terraglia devono essere completamente smaltati per poter entrare in contatto con i cibi. Lo smalto, infatti, ha una funzione isolante che va ad impermeabilizzare, quindi, la superficie della terracotta che, altrimenti, assorbirebbe le sostanze liquide con cui entra in contatto, rilasciando anch’essa inoltre sostanze potenzialmente nocive per l’uomo.

Questo tipo di terra è piuttosto economica, sia per la sua composizione chimica, che per le più basse temperature di cottura ma permette altresì una grandissima versatilità e la possibilità di essere decorata in una vastissima gamma di colori che risultano essere molto accesi e accattivanti.

  • IL GRES

Il grès è un tipo di argilla che si differenzia dalla terracotta principalmente perché, raggiungendo temperature maggiori durante la cottura (tendenzialmente tra i 1180°C e i 1280°C), ed avendo una composizione chimica diversa, subisce un principio di vetrificazione diventando un oggetto di ceramica impermeabile anche se non ricoperto di smalto. La sua superficie infatti risulta essere compatta (diversamente da quella della terracotta), così come maggiore è la sua resistenza agli urti e all’utilizzo quotidiano. Per questa ragione gli oggetti in grès, a differenza di quelli in terracotta, possono essere lavati anche in lavastoviglie, andare in forno (non preriscaldato) e nel congelatore. 

Il gres si può trovare in una grande disponibilità di colori e grane (più o meno ruvide) in base alla composizione chimica specifica, il che lo rende, ai miei occhi, un materiale assolutamente affascinante e dalle possibilità infinite.

Il costo di questo tipo di terra è decisamente superiore a quello della terracotta a causa dei suoi componenti più nobili (come il quarzo) e della sua lavorazione, ma ha una resistenza e durevolezza simili a quelle della porcellana anche se ad un costo più contenuto. 

  • LA PORCELLANA

La porcellana è il materiale più nobile in assoluto e, sicuramente, uno dei più affascinanti. La sua particolare composizione chimica permette di ottenere oggetti finissimi e addirittura traslucidi che sono, contemporaneamente, tra i più resistenti in assoluto.

Anche la porcellana, così come il grès, è una terra cosiddetta “compatta” (cioè non porosa) e si distingue in tenera e dura. La porcellana tenera cuoce a temperature leggermente inferiori ai 1300°C mentre quella dura può arrivare fino a 1340°C/1360°C. Durante la cottura è decisamente instabile e questo fa si che ci sia un alto tasso di scarti alla fine del processo.

Come sicuramente saprete, il costo della porcellana è quello più elevato di tutti e rispecchia sia il suo valore materiale che la sua difficoltà di lavorazione.

Bene, avete le idee più chiare adesso? Spero proprio di si. Mi auguro che questo breve articolo informativo sia stato sufficiente per darvi un’infarinatura generale sulla materia ma se avete altre domande non esitate a contattarmi. Mi fa sempre molto piacere chiacchierare con voi!

2 commenti
  1. Tati
    Tati dice:

    Grazie mille per la spiegazione.
    Mi piacerebbe tanto iniziare realizzare oggetti in terracotta e siccome non dispongo di un forno al momento mi consiglieresti come iniziare a prendere la mano per creare oggetti che non necessitano di cottura perfavore?
    P. S. Non mi piace fare cose piccole ?

    Rispondi
    • Chiara Della Santina
      Chiara Della Santina dice:

      Ciao Tati! Scusami tantissimo per il ritardo nella risposta. Purtroppo ho visto il tuo commento solo adesso…
      Per rispondere alla tua domanda, un’alternativa alla terracotta potrebbe essere o l’argilla autoindurente oppure la pasta di sale. Ovviamente nessuno di questi due materiali ti permette di realizzare oggetti che entreranno in contatto con il cibo, ma sono delle valide alternative per creare dei pezzi decorativi. Riguardo alle dimensioni, temo che in questo caso sarai un po’ limitata ma per iniziare a familiarizzare con la modellazione sono un buon punto di partenza. Alternativamente puoi sempre informarti se ci sono ceramisti o scuole di ceramica nella tua città che offrono la possibilità di “affittare” il loro forno per poter cuocere i tuoi oggetti (che in questo caso potresti realizzare con l’argilla).

      Spero di esserti stata utile e buon divertimento!!

      Rispondi

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